Dopo il divorzio 6 donne su 10 ricorrono alla chirurgia estetica

Tradimenti divorzi e chirurgia plastica: cos’hanno in comune questi tre fattori? Moltissimo a giudicare dai risultati dello studio pubblicato su Le Parisien: il 69% delle donne che divorziano, soprattutto per infedeltà, vedono un nuovo inizio grazie alla chirurgia estetica.

Ricordate il film Il Club delle Prime Mogli? Un classico degli anni novanta dove un’esplosiva Goldie Hawn trovava nella chirurgia non solo una nuova giovinezza, ma anche una piccola rivincita sulla nuova e giovanissima fidanzata dell’ex marito.

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Anche in Italia il 30% delle donne separate con un’età fra i 35 e i 60 anni spenderebbe con soddisfazione parte dell’assegno di mantenimento per farsi un nuovo look, in barba all’ex marito.

Voglia di rinascere, disponibilità economica e desiderio di dimostrare all’ex di essere ancora attraenti sarebbero le motivazioni che spingerebbero le donne a ricorrere ad un uomo molto più fidato: il chirurgo plastico.

Non sono rimaste immuni nemmeno le famose dello show business, che dopo milionari divorzi o a causa di continui pettegolezzi sull’infedeltà dei mariti hanno optato per costosi interventi chirurgici. Basti ricordare Demi Moore, che dopo la rottura con il marito più giovane di 16 anni, Ashton Kutcher, ha optato per interventi al seno e viso.

Ma quali sono gli interventi più richiesti?

La Mastoplastica additiva è sicuramente in testa alla classifica ed è stata scelta come primo intervento da ben il 70% delle donne che si sono separate.

Anche filler al viso e lifting vanno per la maggiore, li scelgono il 33% delle donne divorziate. Mentre il filler punta a riempire le rughe e ricreare le piacevoli ridondanze di un viso giovane, il lifting distende i tessuti che hanno perso elasticità.

Infine, preferite dal 18% delle donne Liposuzione e Addominoplastica, eliminano le adiposità del corpo e restituiscono tono agli addomi provati dall’età o dalla gravidanza.

Se Ivana Trump nel film diceva “Non prendetevela, prendetevi tutto!”, oggi si potrebbe pensare che le donne divorziate non si arrabbiano più, piuttosto spendono tutto!

Autore: Manuela Pirrone

(fonte: GuidaEstetica.it)

Il cibo e i bambini – Dott.ssa Cecilia Scalabrino

IL CIBO E I BAMBINI

Dott.ssa Cecilia Scalabrino – Biologa Nutrizionista

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Il rapporto tra il cibo e i bambini è spesso difficile e a farne le spese sono, ahimè!, le mamme e le nonne che, nonostante trucchi e stratagemmi, ne escono il più delle volte sconfitte su tutta la linea! In questo articolo scopriremo insieme alcune strategie nuove e cercheremo di capire cosa c’è di vero nelle nostre convinzioni.

I bambini in cucina

Allo scopo di avvicinarli al cibo, è utile coinvolgere i bambini prima possibile nella preparazione dei pasti, invitandoli a partecipare o lasciandoli andare e venire dalla cucina a piacimento. Intorno ai tre anni si può già proporre loro un giorno fisso a settimana in cui cucinare con i genitori, cosa che soddisferà la loro necessità di sentirsi utili e importanti per la famiglia. È essenziale però che la cucina non diventi un dovere, ma una delle tante occasioni per stare insieme e collaborare con un adulto, il quale deve assumere il ruolo di guida, creare uno spazio, coinvolgere il bambino evitando di far diventare il tutto un qualcosa centrato su di lui. I bambini vanno coinvolti in un progetto, non essere il progetto!

Bambini schizzinosi

Le papille gustative dei bambini sono molto sensibili; perdono sensibilità con l’età è l’esperienza. Sapori che noi non percepiamo possono dominare l’esperienza sensoriale del bambino. Le papille devono essere educate. È importante non caricare di aspettative negative e ansia il rapporto madre-figlio-cibo nel momento in cui la preferenza vada verso un ventaglio ristretto di alimenti. Se infatti i genitori continuano a decantare la bontà di un cibo che il bambino non gradisce, egli si troverà a dover scegliere tra la descrizione del genitore e la sua stessa esperienza, sentendosi insicuro e frustrato.

Può essere quindi utile mostrare interesse per i suoi gusti con proposte del tipo:

  • Questi sono broccoli. A me piacciono, vorrei sapere come li trovi tu.
  • Oggi il riso è giallo perché ci ho messo il curry. Cosa ne pensi?
  • Questa è pasta integrale. Alla mamma piace di più, mentre papà preferisce quella normale. Tu cosa ne pensi?
  • Questo non ti piace? Prova a spiegarmi perché.

Questo atteggiamento spingerà il bambino ad assaggiare i cibi per poter esprimere il proprio giudizio.

Mio figlio vuole mangiare sempre la stessa cosa

Il cibo è prima di tutto cura e accudimento. Rivolgersi a piatti di sicuro gradimento protegge il bambino dal senso di insicurezza e inadeguatezza che può derivare dal fatto che a mensa si sia trovato davanti 3 o 4 pasti di fila che prevedevano cibi non graditi, facendolo sentire solo e abbandonato. Altro caso è quello del bambino che vive tensioni che lo fanno sentire insicuro, anche se non né è direttamente coinvolto. Il piatto preferito diventa il simbolo di cura e amore per lui più a portata di mano. A volte è importante capire le origini del fenomeno, a volte no. È importante però che i genitori si domandino alcune cose:

  • Si rischiano carenze nutrizionali? Se si, si può aggiungere qualcosa al piatto preferito?
  • Siamo convinti di poter aspettare che la cosa passi da sola? Se decidiamo di porre fine alla situazione, come possiamo fare in modo che il bambino non si senta inadeguato?

È importante che il comportamento che si decide di assumere sia autentico e che ci si mostri coerente con la propria scelta. Se invece è frutto di strategie, manda il bambino in confusione e lo fa sentire inadeguato. Per questo è bene definire delle regole, comunicando al bambino la decisione presa e assumendosene la responsabilità, con gentilezza ma anche fermezza.

Aiuto, mio figlio non mangia

Spesso i genitori esagerano in questa percezione. L’importante è che il bambino cresca, si sviluppi normalmente e conservi la gioia di vivere. E’ importante ascoltare i pareri degli insegnanti, di amici e familiari e tenere conto di cosa mangia quando è fuori casa. Se mangia più volentieri altrove, cercate di capire il perché.

Spesso poi l’appetito dei bambini subisce oscillazioni: ci sono periodi in cui consumano più energie e hanno più appetito, periodi in cui ne hanno meno. Un bambino difficilmente muore di fame! Il discorso è diverso per gli adolescenti, con i quali bisogna stare in guardia. In ogni caso non mettere mai l’attenzione sull’esigenza di mangiare di più.

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Mio figlio non mangia la verdura

È possibile che il bambino non gradisca alcuni sapori e quindi rifiuti le verdure. Di solito sono cucinate troppo: i bambini preferiscono le cose croccanti e colorate, quindi meglio le verdure crude o saltate che quelle strabollite. I bambini, poi, hanno un forte gusto estetico e, come gli adulti, mangiano anche con gli occhi: spesso basta che guardino un piatto per decidere se gli piacerà o meno! Giocare con i colori e le forme per confezionare piatti “simpatici” può essere di grande aiuto. In ogni caso è bene non fare dell’argomento la discussione principale di ogni pasto: il rifiuto diventa un problema solo se i genitori lo fanno diventare tale. Niente sotterfugi per fargli mangiare le verdure “di nascosto”, niente elogi e tentativi di convincimento: a volte occorrono mesi o anni (un recente articolo su “Le Scienze” evidenzia come un cibo debba essere proposto in media una decina di volte prima che il bambino lo accetti!). Chiarire invece con il bambino il proprio punto di vista, con fermezza e gentilezza e porsi da esempio consumando verdure ad ogni pasto. In alcuni casi è bene valutare se il bambino sta andando incontro a carenze.

Fast food e junk food

I bambini ne vanno matti non solo perchè questi alimenti creano una vera e propria dipendenza fisica, ma anche perchè spesso le catene che li commercializzano adottano sistemi di ricompensa (giochi, pupazzi) che fidelizza il bambino, più vulnerabile rispetto questi meccanismi di marketing. I genitori devono dunque formulare regole che siano chiare e precise a riguardo, ma anche realistiche (nulla va demonizzato). Il junk food dovrebbe essere un’eccezione, ma non un premio. Stabilendo restrizioni non si priva il bambino di nulla di importante dal punto di vista nutrizionale né psicologico. Si esercita semplicemente il proprio potere e la propria responsabilità. Si tratta dei loro primi 12-14 anni di una vita che sarà piena di avvenimenti!