Obesità. Ogni anni sono 100mila i nuovi obesi e quasi 200mila le persone in sovrappeso

In totale gli italiani obesi o sovrappeso raggiungono i 27 milioni, poco meno del 60% della popolazione adulta. E l’obesità costa al sistema Paese 9 miliardi di euro tra costi sanitari, calo di produttività, assenteismo, mortalità precoce. In aiuto a questa a patologia arriva un nuovo farmaco a base di Liraglutide che agisce regolando l’appetito

Sono oltre 100mila i nuovi obesi in Italia ogni anno e quasi 200mila le persone in sovrappeso, per un totale che supera oggi la ragguardevole cifra di 27 milioni di concittadini obesi o sovrappeso, poco meno del 60% degli Italiani adulti. E con un trend in aumento: secondo i dati Istat dal 2001 al 2010 i pazienti obesi sono passati da 4,8 a 5,9 milioni e quelli sovrappeso da 19,3 a 21,2 milioni. Migliora invece il quadro della popolazione infantile: la situazione è lentamente migliorata tra i bambini intorno agli 8 e 9 anni, ma si calcola che circa 1 bambino su 3 sia obeso e al Sud lo sia circa 1 su 2. E l’obesità costa al sistema Paese 9 miliardi di euro tra costi sanitari, calo di produttività, assenteismo, mortalità precoce

Sono questi alcuni dei numeri sull’obesità fotografati nel documento “Il burden of disease dell’obesità in Italia”, realizzato da Italian Barometer Diabetes Observatory (Ibdo) Foundation e illustrato oggi a Roma nel corso di un incontro promosso da Novo Nordisk  per presentare il nuovo farmaco a base del principio attivo liraglutide (Saxenda®) che favorisce la perdita di peso.

“Sovrappeso e obesità sono in continua crescita nel nostro Paese – ha spiegato Antonio Nicolucci, Presidente Center for Outcomes Research and Clinical Epidemiology (Core) e coordinatore del Board sul Burden of disease dell’obesità di Ibdo Foundation –  secondo i dati Istat in circa dieci anni sono cresciuti di circa due milioni gli Italiani in sovrappeso e di oltre un milione quelli francamente obesi. Ciò significa, appunto, che ogni anno in Italia diventano obese oltre 100mila persone”.

E ora una risposta arriverebbe dalla nuova opportunità farmacologica a base di liraglutide approvata dalla Food and Drug Administration (FDA) americana e dalla European Medicine Agency (Ema) dispensabile su prescrizione medica e disponibile dalla fine del 2015 nelle farmacie italiane in soluzione iniettabile in penne preriempite pronte all’uso.

“Sino ad oggi l’obesità è stata una malattia piuttosto orfana di cure –  ha precisato Paolo Sbraccia, Presidente della Società italiana dell’Obesità (SIO) –  erano più di 10 anni che si attendeva un nuovo farmaco, ora finalmente disponibile. Liraglutide è un analogo del GLP-1 che si è dimostrato efficace nel trattamento del sovrappeso e dell’obesità. È un farmaco ‘intelligente’, che interagisce con uno specifico interruttore nel cervello che regola l’appetito. È efficace e sicuro, dotato di un meccanismo d’azione specifico per la riduzione del peso”.

I meccanismi del Liraglutide. Il farmaco in 3 mg, quindi, agisce sull’interruttore che accende il senso della fame fornendo un immediato auto perché provoca una sensazione di maggiore sazietà e minor fame. È indicato in aggiunta ad una dieta povera di calorie e ad un aumento dell’attività fisica per la gestione del peso corporeo in pazienti adulti con un indice di massa corporea (Imc) iniziale superiore o uguale a 30 kg/m² (obesi) oppure uguale o superiore a 27 kg/m² (sovrappeso), in presenza di almeno una co-morbidità correlata al peso come disglicemia (pre-diabete o diabete mellito tipo 2), ipertensione, dislipidemia o apnea ostruttiva nel sonno. Si somministra per via sottocutanea, una volta al giorno, indipendentemente dai pasti.

“Il paziente comincia la terapia con dosaggio pari a 0,6 mg e, nell’arco di un mese, arriva a pieno dosaggio raggiungendo i 3 mg – ha aggiunto Sbraccia – in 5 settimane quindi, il al paziente verranno somministrati prima 0,6 mg, poi 1,2 mg, poi 1,8 mg 2,4 mg fino a 3 mg. A questo punto il paziente obeso prosegue la terapia a pieno dosaggio per 3 mesi al termine dei quali, se si è verificata una perdita di peso pari al 5%, lo specialista può decidere di proseguire con la somministrazione”.

Nel caso in cui non si è verificata alcuna perdita di peso dopo i 3 mesi è consigliabile sospendere la terapia in quanto il soggetto non risponde al farmaco. “È importante sottolineare –  prosegue il presidente della Sio – che nel momento in cui si toglie il farmaco, si verificherà nel paziente un breve periodo di abbrivio durante il quale la persona riuscirà ancora a controllare il proprio senso di fame, ma dopo ricomincerà a mangiare in modo non adeguato e la tendenza ad ingrassare ricomincerà”.  Proprio per questo motivo è fondamentale associare il farmaco ad una rieducazione del paziente stesso, aiutandolo a modificare le proprie abitudini di vita e la propria alimentazione. La persona obesa deve diventare consapevole della propria condizione e cominciare non solo a mangiare meno, ma anche meglio e nel tempo deve praticare attività fisica regolarmente. Solo in questo modo il farmaco sarà stato davvero efficacie.

I risultati degli studi randomizzati, in doppio cieco. L’efficacia e la sicurezza di Liraglutide per la gestione del peso corporeo sono state valutate in 4 studi di fase 3, randomizzati, in doppio cieco, controllati con placebo, nei quali sono stati arruolati complessivamente 5.358 pazienti: il programma SCALE™. I risultati del programma SCALE™ hanno evidenziato, in maniera statisticamente significativa, come in 56 settimane il 92% delle persone obese o sovrappeso curate con Liraglutide abbia perso peso, rispetto al 65% di quelli che avevano assunto un placebo; ben 1 su 3 aveva perso oltre il 10% del proprio peso rispetto al 10% del gruppo placebo. Inoltre, i risultati ottenuti con il farmaco vanno al di là del solo calo ponderale. Infatti, il trattamento con Liraglutide migliora significativamente i parametri glicemici in tutte le sottopopolazioni con glicemia normale, con pre-diabete e con diabete mellito tipo 2; migliora significativamente la pressione arteriosa sistolica e la circonferenza della vita rispetto al placebo; riduce significativamente la gravità dell’apnea ostruttiva nel sonno. Un farmaco intelligente dunque che “agisce sulla glicemia abbassandola dove alta e non modificandola dove nei parametri normali”, continua Sbraccia. Tradotto, questo significa che “il farmaco può essere somministrato sia al paziente diabetico che non”.

Liraglutide “agisce potenziando un meccanismo endogeno fisiologico – ha aggiunto Michele Carruba, Direttore centro studi e ricerca sull’obesità dell’Università di Milano – e questo è garanzia di sicurezza”. Solamente alcuni specialisti possono però prescrivere il farmaco e precisamente sono “endocrinologi, cardiologi, internisti e specialisti in Scienza dell’alimentazione”, ha precisato Fabrizio Muratori, Direttore di struttura complessa Endocrinologia e Diabetologia, Azienda Ospedaliera S. Anna di Como, ed è disponibile in farmacia in penne preriempite pronte all’uso. Attualmente, il farmaco non è ancora rimborsabile e un mese di terapia a pieno dosaggio costa circa 360 euro. L’auspicio è che lo diventi presto.

Obesità  una malattia sociale. Insomma due italiani su tre sono sovrappeso e i costi per il paese sono elevati. La questione quindi “è seria, perché nonostante nel comune sentire si tenda a considerare l’eccesso di peso, e persino l’obesità, ancora come condizione estetica, l’obesità è una vera e propria malattia”, ha detto Antonio Caretto, Presidente dell’Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica (Adi).

“L’obesità è causa di aumentato rischio di diabete, di malattie cardiovascolari e di alcune forme di tumore; essere sovrappeso od obesi riduce il benessere psicologico, determina un impatto negativo sulla funzionalità fisica, con diminuzione della capacità di compiere anche le più semplici attività quotidiane, e sulla funzionalità sociale, con depressione, distress, cattiva qualità di vita”, ha concluso.

In questo quadro è fondamentale ricordare che l’eccesso di peso rappresenta la causa principale di diabete tipo 2, a sua volta associato ad un più elevato rischio di malattie cardiovascolari. Inoltre è responsabile di disabilità e difficoltà nello svolgimento delle attività della vita quotidiana. I dati Istat 2013, rielaborati nel rapporto IBDO, evidenziano una crescita progressiva della percentuale di persone che, al crescere del peso corporeo, riportano difficoltà funzionali in diverse aree: 1 obeso su 3 non riesce a chinarsi o a salire una rampa di scale, 1 su 5 percorre con difficoltà 200 metri e via via sino a non essere in grado di fare il bagno o alzarsi dal letto, vestirsi, sollevarsi da una sedia.

L’obesità quindi “è una vera e propria malattia sociale” ha proseguito Nicolucci. “Sempre secondo i dati Istat 2013, infatti, il benessere psicologico si riduce significativamente all’aumentare del livello di eccesso ponderale e, secondo l’Ocse, l’Italia è uno dei Paesi con più alto indice di disparità socioeconomica legata all’obesità: una donna con basso livello di scolarità presenta un rischio di sovrappeso tre volte maggiore rispetto a una donna con maggiore scolarità, mentre per gli uomini l’eccesso di rischio da bassa scolarità è soltanto del 30%, ma comunque fra i più alti”, ha concluso.

Fonte: http://www.nutrieprevieni.it/

RIMEDI NATURALI PER PERDERE PESO, TISANE DRENANTI

Una buona tisana drenante può aiutare a perdere peso, ovviamente è un aiuto in più alla dieta e va assocciata, oltre che ad una corretta alimentazione, anche ad un’attività fisica altrimenti i risultati non si vedono. Le tisane drenanti aiutano per problemi di ritenzione idrica, per il loro effetto diuretico servono a depurare l’organismo e a prevenire la cellulite..

Oltre alla perdita di peso, le tisane drenanti sono utili per alcune patologie urinarie (infezioni, cistiti, calcoli renali a fini terapeutici) ed extraurinarie (edemi da insufficienza cardiaca, ipertensione arteriosa).

Quattro ricette di tisane drenanti:

Tisana #1: Fatevi preparare una buona tisana drenante con Rosmarino, Tarassaco, Ginepro, Gramigna, Betulla e Menta,

Tisana#2: Più leggera della prima con equiseto, betulla, menta, rosmarino. Una tisana dal sapore pungente degli agrumi con betulla, te verde, rosmarino, arancio amaro, equiseto, centella.

Tisana#3: Al prezzemolo e limone. Le foglie del prezzemolo contengono molti sali minerali in grado di aiutare il corpo a smaltire i liquidi. Mette in infusione in acqua bollente un mazzetto di prezzemolo (foglie e stelo) insieme a due fette di limone: per dare un sapore un po’ più piacevole potete aggiungere qualche foglia di mentuccia. Lasciate in infusione almeno 5 minuti.

Tisana#4:Tisana agli aspargi, zenzero e lime. I gambi degli asparagi che non usate per cucinare li potete riutilizzare per una tisana drenate: fateli bollire in acqua con due pezzi di radice di zenzerofresco e mezzo lime. Servite caldo con la scorza di lime.

Dieta sbagliata altera per sempre l’ecosistema intestinale

Nell’intestino alberga un’abbondante flora batterica in buona parte costituita da batteri ‘buoni’ che controllano le molteplici funzioni intestinali e per la parte restante da batteri ‘cattivi’ che possono arrivare a danneggiare l’equilibrio delicato dell’ecoambiente intestinale. La cattiva notizia è che molte delle specie di batteri ‘buoni’ che colonizzano l’intestino appaiono, oggi, in via di estinzione a causa della dieta sbagliata seguita nel mondo occidentale negli ultimi decenni.

Questo è quanto dimostra uno studio delle università di Stanford, Harvard e Princeton pubblicato sulla rivista Nature secondo cui, anche tornando ad un’alimentazione più corretta, è impossibile ripristinare le specie perdute. Il cosiddetto ‘microbioma intestinale’, spiegano gli autori, contribuisce a regolare diverse funzioni dell’organismo, compreso il buon funzionamento del sistema immunitario. Studi sul campo hanno dimostrato che nelle popolazioni di cacciatori-raccoglitori moderni c’è il 30% in più di specie rispetto a chi segue la dieta occidentale e questo potrebbe essere alla base del fatto che in queste popolazioni non ci sono allergie. A causare l’impoverimento è soprattutto l’abbandono di diete ricche di fibre in favore di carboidrati semplici e grassi.

I ricercatori hanno simulato il processo nei topi da laboratorio, sottoponendoli ad una dieta povera di fibre. Così si è visto che non solo nelle cavie il microbioma risultava impoverito, con il 60% delle specie presenti che ha visto un dimezzamento della popolazione, ma anche nella prole non erano presenti tutte le specie.

Il fenomeno rilevato, scrivono gli esperti, risulta irreversibile e anche il ritorno a una dieta ‘favorevole’ non ripristina la composizione originaria. “Questo è un ecosistema complesso, ed difficile predire quale sarà l’effetto di una perdita della biodiversità così grande – afferma Erica Sonnenburg, l’autore principale – ma è probabile che queste estinzioni avranno dei grandi effetti”.

Fonte: http://www.nutrieprevieni.it/

Cellulite: le mosse giuste per combatterla

Per essere in forma la prossima estate, occorre agire su più fronti fin da subito. Ecco come

La cellulite è l’inestetismo più (odiosamente) democratico che ci sia:riguarda l’80-90% delle donne, anche le star che appaiono perfette e scolpite. Ma se inizi ora a darle battaglia, avrai molte più chances di vittoria, perché il freddo, che riattiva il microcircolo, può giocare a favore e i trattamenti, anche soft, hanno il tempo di agire.

«Fare miracoli ad aprile-maggio è impossibile. Per la cellulite occorre un approccio multiplo e globale, da adottare con largo anticipo e, se possibile, seguendo un corretto stile di vita tutto l’anno», spiega il flebologo Pier Antonio Bacci, docente di “Cellulite e invecchiamento” al Master di Medicina estetica presso le Università di Siena e Barcellona.

«Significa seguire una sana alimentazione, fare attività fisica ed evitare lo stress che, moltiplicando la produzione di cortisolo e di radicali liberi, favorisce la ritenzione idrica e la degenerazione delle cellule di grasso e del tessuto connettivo». Con il flebologo, dermatologo ed esperto di medicine naturali Carlo Di Stanislao, dell’Università dell’Aquila, ti consigliamo le strategie anticellulite che puoi mettere in atto da subito.

1 postura

«Mantenere a lungo una posizione sbagliata del corpo riduce l’irrorazione e l’ossigenazione locale dei tessuti e a farne le spese, spesso, sono proprio il bacino e le gambe, che sviluppano la buccia d’arancia», osserva il flebologo Bacci. Per migliorare l’allineamento del tuo corpo, puoi seguire un corso di ginnastica posturale, di yoga o Pilates. Oppure puoi provare ilrolfing, tecnica che migliora la postura e contrasta lo stress con una combinazione di massaggi connettivali e di particolari esercizi, inclusi quelli di respirazione profonda (rolfing.it).

2 movimento

Il top sono i training aerobici, come la bicicletta, la cyclette e la camminata a ritmo sostenuto. «Per evitare la formazione di acido lattico, che ha effetti negativi sulla circolazione e sull’ossigenazione dei tessuti, è importante che le attività non siano troppo intense e che l’allenamento sia adeguato alla preparazione atletica», ricorda il dermatologo Di Stanislao.

Ideali anche la palestra sotto la guida di un trainer, con attrezzature isotoniche, esercizi a carichi naturali leggeri per un numero di ripetizioni che, sia pur elevato, non affatichi eccessivamente i muscoli.

Altro classico anticellulite è il nuoto a stili alternati, inclusa la rana che lavora sulla parte interna delle cosce. E poi, per vivacizzare i training in piscina, oltre all’acquagym, ci sono il woga (lo yoga in acqua, praticato anche da Madonna: watsu.it) e l’aqua zumba, uno stimolante mix di fitness e danze sudamericane (zumba.com).

3 massaggi

Fino alla primavera, fai uno/due cicli di massaggi (ognuno di almeno una decina di sedute). Puoi affidarti all’intramontabile linfodrenaggio, basato su manualità dolci che fanno defluire e riequilibrano il flusso del liquido linfatico, oppure sperimentare altre tecniche.

Se la tua cellulite si associa al grasso localizzato, prova il bamboo massage: il corpo viene cosparso con oli essenziali tiepidi e “lavorato” con canne di bambù di diverse dimensioni, che drenano i tessuti, modellano la silhouette, soprattutto intorno alle grandi fasce muscolari di glutei, cosce e fianchi.

4 cosmetici su misura

Aiutano a migliorare la trama cutanea, a drenare e ad attenuare la buccia d’arancio, a patto che siano applicati costantemente, mattino e sera. Le formule più utili abbinano attivi drenanti, come estratti di edera, pungitopo, semi d’uva e pompelmo, ippocastano e centella asiatica, a ingredienti lipolitici, come fucus, tè verde, guaranà, caffeina.

«Se i tessuti sono poco tonici (caratteristica che evidenzia la buccia d’arancia), durante il giorno applica anche un prodotto dermo-rassodante, per esempio con echinacea, acido boswelico, collagene marino», consiglia il dermatologo Di Stanislao.

«Oppure, sotto la crema anticellulite, almeno per un mese, massaggia dei sieri tonificanti, per esempio con aminoacidi, sericina, equiseto, salvia, alchemilla e ginseng». Stessi principi attivi per i glutei, anche in crema, meglio se abbinati a componenti che aiutano ad attenuare l’aspetto a materasso, come la liftilina o l’acido mandelico.

5 profumi

Anche gli oli essenziali contribuiscono a contrastare l’inestetismo. Tra i più attivi ci sono l’arancio amaro e il pompelmo (lipo-riducenti); il ginepro, il rosmarino e il pepe (stimolanti e drenanti); il geranio bourbon e l’ylang ylang (elasticizzanti e rassodanti).

Scelto quello che fa per te, aggiungine 2-3 gocce alla crema anticellulite che spalmi sui cuscinetti tutti i giorni, mattino e sera.

«Una volta inalate, inoltre, le sostanze volatili si trasformano in impulsi nervosi che raggiungono il sistema limbico del cervello, influenzando il metabolismo», spiega il dermatologo Di Stanislao.

 6 automassaggi

L’applicazione delle creme è ideale per eseguire un automassaggio, che aiuta anche ad alleviare il senso di pesantezza alle gambe. Siediti sul letto e applica un po’ di prodotto sul piede, massaggiando accuratamente su tutta la superficie. Quindi, stendi un po’ di crema sulla parte inferiore delle gambe e massaggia dal basso verso l’alto, con sfioramenti delicati.

Ripeti sulla parte superiore, dalle ginocchia all’inguine, insistendo in particolare sull’incavo dietro le ginocchia. Per favorire il drenaggio superficiale dei tessuti, solleva la pelle con delicatezza fra pollice e indice, come a volerla “scollare” dai tessuti sottostanti. Infine, concediti una breve pausa di relax distesa, con le gambe sollevate.

 Acqua in bocca. Ma anche tisane«Se bevi tanta acqua oligominerale naturale a basso residuo fisso, favorisci l’attività intestinale, l’eliminazione delle scorie e dei liquidi intrappolati nei tessuti e, quindi, contrasti la cellulite», dice il dottor Pier Antonio Bacci.Una parte dei liquidi bevuti ogni giorno (il totale deve essere almeno 2 litri) può arrivare dai succhi di vegetali. «Apportano acqua, ricca di potassio, vitamine ed enzimi, detossinanti, antinfiammatori e drenanti».
Preferisci i vegetali con maggior capacità di assorbimento dei radicali dell’ossigeno: mirtilli, spinaci, pompelmo rosa, fragole. Non dimenticare le tisane: forniscono sostanze drenanti e disintossicanti, che aiutano a decongestionare i tessuti cellulitici. Bevine 2-3 tazze al giorno per cicli di 1-2 mesi.

Prova questa ricetta: chiedi all’erborista un mix con 20% di ananas (gambo del frutto), 20% di hydrocotile (foglia, 15% ciascuna di spirea (sommità fiorite), amamelide (foglie), betulla (foglie) e achillea (sommità fiorite).Versane 40 g in mezzo litro d’acqua e fai bollire per 15 minuti, lascia in infusione 10 minuti prima di filtrare e bere», consiglia il dermatologo Di Stanislao.

Fonte: http://www.starbene.it/

Top 10 diete: al primo posto quella contro l’ipertensione

Negli Stati Uniti è stata stilata una classifica dei regimi dietetici più conosciuti tra quelli che potrebbero aiutare coloro che sono ancora indecisi su quali provvedimenti adottare a tavola per mantenersi snelli e in salute. A prepararla, con l’aiuto di un pool di esperti, è stato il sito statunitense US News & World Report, che ha decretato che il primo posto spetta alla dieta conosciuta con l’acronimo ‘Dash’ (Dietary approaches to stop hypertension), ideata per le persone con ipertensione. In buona posizione anche quella mediterranea, che condivide il quarto posto con altre formule.

Le 38 diete selezionate dal sito sono state giudicate da un gruppo di esperti sulla base di parametri come l’efficacia a breve e lungo termine, la facilità, i possibili rischi e benefici per la salute e il costo. Dai punteggi sono emerse otto classifiche parziali e una ‘top ten’ globale.

A prevalere, secondo il giudizio degli esperti, è stata la dieta Dash, ideata dal National Heart, Lung, and Blood Institute americano per i pazienti con ipertensione, la cui caratteristica principale è quella di limitare il sale a 2,3 grammi al giorno, poco più di due cucchiaini da caffè. “Basta enfatizzare i cibi che ci veniva detto di mangiare, frutta, verdura, cereali integrali – spiegano le linee guida della dieta – ed evitare quelli che si amano di più, dai dolci alla carne rossa, aggiungendo il tetto al consumo di sale”.

Al secondo posto c’è una dieta dedicata al cervello che, secondo uno studio del National Institute on Aging statunitense può ridurre il rischio di Alzheimer. Si chiama ‘Mind’ (Mediterranean-dash intervention for neurodegenerative delay), unisce la dieta mediterranea con la già citata Dash ed enfatizza i cibi che secondo la letteratura scientifica proteggono il cervello. Rispetto alla prima in classifica, però, è un po’ meno efficace nel far perdere peso e un po’ più difficile da seguire.

Nella ‘top ten’ anche la dieta mediterranea, al quarto posto a pari merito con quella della fertilità, quella della Mayo Clinic, quella anticolesterolo e la Weight Watchers, tutte con un punteggio di 3,9 su 5, non molto lontano dal 4,1 della vetta. Molto più in basso, al tredicesimo posto, la dieta vegetariana che, secondo le valutazioni, garantisce una perdita di peso minore rispetto alle altre, risultando allo stesso tempo più difficile da seguire. Addirittura al 21/o posto la dieta vegana: molto efficace per perdere peso, dal punto di vista dei benefici per la salute ha un punteggio molto basso.

Fonte: http://www.nutrieprevieni.it/

Dolore cronico, in tanti scelgono cure alternative ai farmaci

Oltre la metà prova agopuntura, chiropratica, erbe ma molti non lo dicono al proprio medico curante: necessario invece discuterne per migliorare le terapie

Il dolore non dà tregua, nonostante i medicinali prescritti dal medico. Così la tentazione di provare altre strade è tanta, spesso irresistibile: secondo un’indagine statunitense pubblicata sull’American Journal of Managed Care, oltre la metà dei pazienti con un dolore cronico sceglie di tentare la via delle medicine alternative e si sottopone ad agopuntura, va dal chiropratico o altro. Spesso e volentieri, però, senza farne parola con il proprio curante.

Indagine su casi di dolore cronico

Lo studio, parte del progetto RELIEF mirato a confrontare i risultati di agopuntura e chiropratica nei pazienti con dolore cronico, ha coinvolto oltre 6000 persone che nell’arco di diciotto mesi fra il 2009 e il 2011 si erano rivolte almeno tre volte a un ambulatorio per un problema di dolore cronico. In media si trattava di sessantenni con una predominanza al femminile (il 71 per cento) e una maggioranza di casi di dolore alla schiena, alle articolazioni, al collo o anche mal di testa, artrite e dolori muscolari. A tutti è stato sottoposto un questionario in diciassette domande per indagare, oltre al tipo di dolore sofferto, anche i trattamenti in uso. È emerso che il 58 per cento dei partecipanti associava alle terapie standard cure complementari di vario genere, ma una buona percentuale di questi si guardava bene dal discuterne col curante: il 35 per cento di chi aveva scelto l’agopuntura non ne aveva parlato al medico, ad esempio, così come il 42 per cento di chi si era rivolto al chiropratico.

Migliorare la condivisione

Tutti però dichiaravano che avrebbero volentieri condiviso le loro esperienze con il curante, se questi avesse fatto domande al riguardo: nessun intento di nascondere qualcosa di cui ci si “vergogna” insomma, semmai un’iniziativa autonoma quando non si riesce a trovare sollievo secondo le vie tradizionali. «I nostri dati mostrano che il ricorso alle terapie alternative per la cura del dolore, in associazione ai farmaci standard, è un fenomeno molto diffuso – osserva Charles Elder del Kaiser Permanente Center for Health research, coordinatore dell’indagine –. Purtroppo però i medici non ci pensano e non chiedono nulla in merito ai loro pazienti, che spesso e volentieri tacciono se non sono spronati a discuterne. Un corto circuito nella comunicazione che sarebbe bene risolvere e superare: sapere che cosa sta facendo il paziente, anche di sua iniziativa, e soprattutto capire quale approccio eventualmente stia funzionando o al contrario lasci il tempo che trova sarebbe utile per arrivare a terapie più efficaci o per consigliare approcci a cui magari non si è ancora pensato. Il dialogo fra medico e paziente deve essere aperto su tutti i fronti, senza reticenze, perché le cure siano davvero utili e risolutive».

Fonte: http://www.corriere.it/