LE EMOZIONI DEI BAMBINI NEI PRIMI ANNI DI VITA

Molte sono le domande che un genitore si pone per quanto riguarda le emozioni del proprio bambino: quando e come compaiono? I bambini provano le stesse emozioni degli adulti? In che modo le manifestano? Prima di approfondire queste domande, cominciamo con il darne una definizione.

L’emozione è “una reazione soggettiva ad un evento saliente, interno o esterno, caratterizzata da cambiamenti fisiologici, esperienziali e comportamentali” (Sroufe, 1996). Le emozioni, quindi, ci distolgono dalla normale condizione di quiete, ci spingono a muoverci e agire, definiscono i nostri obiettivi e scopi, regolano i nostri rapporti sociali.

Il bambino, sin dai primi momenti di vita, è un essere attivo, emotivamente competente e coerente, già in grado di partecipare ad uno scambio emotivo con gli adulti che si prendono cura di lui; ed è proprio all’interno del contesto relazionale che i bambini acquisiscono una competenza emotiva sempre maggiore.

Si può, quindi, dire che le prime emozioni sono presenti sin dalla nascita? Più che di emozioni vere e proprie, sarebbe meglio parlare di espressioni emotive di base, ancora un po’ rudimentali, che fanno la loro comparsa sin dai primi giorni di vita dei vostri bambini e che si affinano nei mesi successivi: sono emozioni quale l’interesse, lo sconforto, la tristezza, il trasalimento e il disgusto. Sono proprio queste prime espressioni che gli permettono di comunicare i propri bisogni e li aiutano nella formazione del legame di accudimento.

In seguito, intorno ai tre-quattro mesi, parallelamente allo sviluppo cognitivo e in relazione ad una crescente attenzione del vostro bambino per gli elementi del mondo esterno, appaiono emozioni quali la gioia, la sorpresa, la rabbia e la paura.

Dai nove mesi circa in poi, in relazione ad una maggiore consapevolezza di se e del proprio agire, emergono emozioni più complesse e sociali, quali la colpa, la timidezza, la vergogna e l’imbarazzo.

È, però, solo tra il primo e il secondo anno che i bambini iniziano a comprendere le emozioni altrui ed iniziano ad intervenire, ad esempio, per consolare l’altro.

Alla luce di quanto detto fino ad ora, esistono quindi emozioni di base che possono essere considerate innate o molto precoci, ma lo spettro e la complessità delle emozioni aumenta sempre più nel corso dello sviluppo man mano che procede ed aumenta lo scambio reciproco tra  l’individuo e l’ambiente che lo circonda.

È bene ricordarsi, però, che seppur i vostri bambini sono tanto precoci nello sviluppare le emozioni, è pur sempre vero che non sono per nulla autonomi nel comprenderle, gestirle e dominarle: non sanno dare un significato a quel che stanno provando, possono esserne piacevolmente stupiti, spaventati o sopraffatti, non sanno che tutto quel che provano, per quanto inteso sia, è transitorio.

Tendono a collegare le emozioni ad eventi concreti: la paura è, ad esempio, spesso associata la buio o all’essere lasciati soli, la tristezza ad un rimprovero, la rabbia ad un divieto, la gioia all’abbraccio di mamma e papà.

Proprio per questo che il ruolo del genitore è fondamentale: se da una parte l’adulto deve accogliere, spiegare, sostenere le emozioni del proprio bambino in modo che questo possa imparare a non esserne sopraffatto e distinguere quelle negative da quelle positive; dall’altra il genitore sarà anche il principale modello per il figlio che, osservando con attenzione il suo comportamento, imparerà a gestirle ed affrontarle.

A cura della Dott.ssa Chiara Squadrani (Psicologa Rimini)

Anna Carmela Facecchia – miodottore.it

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