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Tutto quello che non sapevi sul TAPING

Tutto quello che non sapevi sul taping

ll Dott. Kenzo Kase, chiropratico giapponese specializzatosi presso la prestigiosa National University of Health Sciences di Chicago, ha inventato e sviluppato il Kinesio Taping Method oltre 35 anni fa, in risposta alle limitazioni incontrate con il taping rigido sportivo dei suoi pazienti.
Il metodo che nasce in Giappone e ha avuto la sua prima “esposizione” internazionale in occasione delle Olimpiadi di Seul nel 1988 con la Nazionale Giapponese di Pallavolo, nel corso degli anni ha allargato la sua diffusione in tutto il mondo.
Oggi il metodo è utilizzato dai fisioterapisti con importanti risultati su pazienti di ogni tipologia ed età.
Abbiamo diversi tipi di bendaggio. Il Kinesio Tex® Tape è composto al 100% da cotone di qualità, è quindi confortevole e traspirante. Il 140% di elasticità imita la flessibilità della pelle umana e dei muscoli. L’adesivo si attiva attraverso il calore, è leggero, delicato ed ipo-allergenico, riducendo quindi la possibilità di irritazione e di sensibilizzazione della pelle rispetto ad altri bendaggi adesivi.

taping rimini

Il Kinesio Tex® Tape è totalmente privo di lattice, ed il suo particolare design ad onda lascia passare l’aria sollevando microscopicamente la pelle e facendo uscire l’umidità. È anche resistente e confortevole, può infatti essere indossato per anche 3 o 5 giorni ad ogni applicazione.
Il metodo di bendaggio richiede un tape “amico della pelle”, con ottime qualità elastiche, una durata che permetta di essere indossato per più giorni, resistendo al sudore e ai lavaggi.

Come si applica?

Senza entrare in dettagli prettamente tecnici, il tape si applica direttamente sull’area interessata in posizione di tensione muscolare, da un’estremità all’altra del muscolo senza tirare il bendaggio. In generale, viene applicato dall’origine all’inserzione del muscolo per fornire supporto, e dall’ inserzione all’origine per la riabilitazione. Viene anche eseguito il Bendaggio elastico a ventaglio. Li avete visti sugli atleti. Il centrocampista messicano Efrain Juarez portava sul ginocchio il tipico bendaggio incrociato di colore blu elettrico durante le partite di qualificazione in giugno per la Coppa del Mondo CONCACAF.Il bendaggio “a ventaglio” viene usato per aiutare il drenaggio linfatico, trattare il gonfiore (edema) e le contusioni, ovvero quelle condizioni in cui si rende necessaria una migliore circolazione sanguigna e linfatica.

Qualche suggerimento per ottenere i migliori risultati?

1. Applicare sulla pelle asciutta, senza residui di creme, oli e sudore.
2. Dopo aver posizionato il tape, attivare l’adesivo sensibile al calore strofinandolo leggermente.
3. Evitare di tirare troppo il tape durante l’applicazione in modo da evitare l’irritazione della pelle.
4. Applicare circa un’ora prima dell’attività sportiva o di fare la doccia, in modo da permettere alla colla di aderire perfettamente. Casi di irritazione della pelle sono estremamente rari, tuttavia prestare particolare attenzione nei soggetti che presentano ipersensibilità cutanea.

Che differenza c’è tra i vari colori?

Non c’è differenza a livello fisico o chimico tra i vari colori, che sono stati concepiti secondo i principi della cromoterapia: il beige si vede appena sulla pelle, mentre il nero è stato prodotto a grande richiesta. La scelta del colore è puramente personale.

Che differenze ci sono con gli altri taping?

Esistono tre metodi di taping ufficialmente riconosciuti: il White Athletic Taping, il McConnell® Taping, il Metodo Kinesio Taping®.

Il White Athletic Taping è il più comunemente utilizzato. Il tape è estremamente rigido e richiede un pre-bendaggio prima dell’applicazione, in modo da proteggere la pelle dalle irritazioni causate soprattutto dall’umidità, dall’alto contenuto di lattice, dalla compressione della pelle, dei muscoli e delle articolazioni. Normalmente viene applicato prima dell’attività sportiva in modo da prevenire lesioni acute, viene indossato per brevi periodi di tempo e rimosso immediatamente dopo la conclusione dell’attività. Non viene impiegato per la riabilitazione.

Il McConnell® Taping è una tecnica fortificante o tonificante che utilizza un tape molto rigido, in tessuto di cotone ed estremamente adesivo (EnduraTap®e, LeukoTape®). Va ad agire sulla biomeccanica del paziente, e viene utilizzato principalmente sulle sublussazioni patello-femorali e della spalla, così come per quelle lombari, plantari e dell’anca. Viene indossato per brevi periodi di tempo (solitamente non più di 18 ore) a causa del senso di costrizione che causa ed alle reazioni di sensibilizzazione della pelle. La tecnica viene utilizzata soprattutto per la rieducazione neuromuscolare dell’area interessata e riscuote un discreto consenso all’interno della comunità medica.

Il Metodo Kinesio Taping® è una tecnica di taping terapeutico che oltre ad aiutare pazienti ed atleti a trovare il supporto che cercano, li aiuta anche nella riabilitazione, utilizzando uno speciale design che lavora assieme al corpo, senza limitarne in nessun modo i movimenti (e addirittura aumentandone la gamma in alcuni casi), senza andare ad influire sulla bio-meccanica del paziente. Il Kinesio Tex® Tape non contiene lattice ed è sicuro sulla pelle: tutti lo possono usare, dai bambini agli anziani. Non comprime la pelle, è leggero al tatto e può essere indossato confortevolmente fino a 3-5 giorni. Il tessuto resistente all’acqua impedisce all’umidità di penetrare e permette al paziente di fare tranquillamente la doccia ed andare in piscina. Facilita la circolazione sanguigna e linfatica per scopi riabilitativi e per dare sollievo dal dolore. Può venire utilizzato per trattare una moltitudine di condizioni cliniche che spaziano dall’emicrania ai problemi plantari.

Alcuni esempi: riabilitazione da infortuni sportivi, sindrome da tunnel carpale, dolore lombare (sublussazioni, ernia del disco), condizioni che riguardano il ginocchio o le spalle, e molti altri ancora. Il metodo Kinesio Taping® si utilizza per ridurre il dolore e l’infiammazione muscolare, per rilassare i muscoli troppo tesi, contribuendo a produre una “modulazione” del tono e fornire supporto in movimento 24 ore su 24. Il bendaggio elastico non stringe e permette di muoversi liberamente.

 

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La salute del pavimento pelvico

La salute del pavimento pelvico

 

Cosa sono i muscoli del pavimento pelvico?

muscoli-pavimento-pelvico-perineo

I muscoli del pavimento pelvico si trovano tra l’osso pubico e la base della colonna vertebrale. Supportano la vescica e danno controllo sulla minzione. Possono diventare più deboli invecchiando o come risultato della gravidanza.

La noncuranza del perineo ha causato un indebolimento, sino quasi ad un’atrofia della zona perineale, con inevitabili disfunzioni di diversi gradi come prolassi degli organi genitali e incontinenza urinaria, che colpisce circa 1.200.000 donne tra 35 e 70 con un’incidenza che va dal 12 al 60% a seconda dell’età.

La frequenza di queste patologie, ma anche e soprattutto l’importanza di questo muscolo per le funzioni che svolge, sono necessariamente elementi che devono farci capire l’utilità di prendersene cura.

Una delle cose che possiamo fare e che costituisce una sana, semplice ma efficace prevenzione è la ginnastica perineale. Sappiamo che il perineo è un muscolo, quindi come tale va trattato! In gravidanza il lavoro sul perineo è utile per distendere i muscoli, aumentare la mobilità del bacino per prevenire eventuali danni da parto, tanto più se già durante i nove mesi si manifestano fughe di urina.

Dopo il parto gli esercizi promuovono il ripristino della situazione pregravidica e sono necessari per ritonificare questa zona che ha così duramente lavorato durante la gestazione per sostenere il peso del bambino e per favorirne la nascita.

In menopausa, la diminuzione di estrogeni causa una perdita di tonicità di tutta la muscolatura perineale, quindi lavorare sul perineo significa contrastare questa carenza ed evitare spiacevoli problematiche.

 

Perchè dovresti esercitarli?

La frequenza di queste patologie, ma anche e soprattutto l’importanza di questo muscolo per le funzioni che svolge, sono necessariamente elementi che devono farci capire l’utilità di prendersene cura.

Una delle cose che possiamo fare e che costituisce una sana, semplice ma efficace prevenzione è la ginnastica perineale. Sappiamo che il perineo è un muscolo, quindi come tale va trattato!

In gravidanza il lavoro sul perineo è utile per distendere i muscoli, aumentare la mobilità del bacino per prevenire eventuali danni da parto, tanto più se già durante i nove mesi si manifestano fughe di urina. Dopo il parto gli esercizi promuovono il ripristino della situazione pregravidica e sono necessari per ritonificare questa zona che ha così duramente lavorato durante la gestazione per sostenere il peso del bambino e per favorirne la nascita.

In menopausa, la diminuzione di estrogeni causa una perdita di tonicità di tutta la muscolatura perineale, quindi lavorare sul perineo significa contrastare questa carenza ed evitare spiacevoli problematiche.

Un pavimento pelvico debole può causare incontinenza da stress, ovvero una perdita di urina dalla vescica quando questa è sotto sforzo, tipicamente quando si tossisce, starnutisce o si fanno movimenti improvvisi.

La ginnastica del pavimento pelvico può rinforzare i muscoli prevenendo e riducendo i problemi di incontinenza. Molte donne, inoltre, hanno riscontrato un miglioramento del piacere sessuale, grazie ai muscoli del pavimento pelvico più allenati.

a cura della Dott.ssa Federica Rossi

 

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Una nuova sfida al Parkinson

Raccogliere la sfida e riprendersi la vita»

questo il tema al centro del XII Congresso nazionale di Parkinson Italia che si è appena concluso a Verbania. Un momento di incontro e scambio di esperienze.

Gli italiani che soffrono di Parkinson sono oltre 200mila (12mila ogni anno i nuovi malati), nel mondo sono 4,1 milioni, diventeranno 8,7 milioni entro il 2030. Lo segnala uno studio apparso su Neurology. L’allarme è elevato, preoccupati gli esperti dell’Oms.

parkinson-aiuto

Per far conoscere il dramma di questa patologia è stata organizzata in 90 città di diversi Paesi una corsa non competitiva, in Italia si sono attivate 36 associazioni di volontariato.

Proprio da questo congresso arriva una buona notizia per i parkinsoniani: la Foot Mechanical Stimulation (FMS) o Stimolazione meccanica plantare (www.TerapiaFMS.com ).

Un trattamento riabilitativo innovativo che si basa su una stimolazione meccanica della superficie delle piante dei piedi. Un ciclo di stimolazione (durata due minuti) consente, nei pazienti idonei, di ottenere da subito benefici motori: migliora la velocità di movimento, l’equilibrio e la postura, l’effetto può durare una settimana.

Questa terapia è in corso di sperimentazione in numerosi centri di eccellenza: all’Associazione di ricerca sulle neuroscienze di Milano; al Laboratorio sincopi, Uoc di medicina generale, all’ospedale Bolognini, università di Milano , Seriate, (Bg); al Laboratorio per lo studio dei disturbi del movimento del Politecnico di Milano; al Centro parkinson e Fondazione Grigioni per il Morbo di Parkinson, CTO di Milano; al dipartimento di tecnologie per la salute dell’Istituto Galeazzi di Milano; alla Fondazione Maugeri.

I risultati di queste ricerche, presentati al Congresso, hanno permesso di registrare interessanti miglioramenti delle prestazioni motorie nei pazienti che hanno partecipato al protocollo.
In particolare la FMS consente di migliorare la velocità di deambulazione e la lunghezza dei passi, a tutto vantaggio dell’equilibrio e della postura.

La stimolazione consente anche di ridurre, nella maggior parte dei pazienti, la bradicinesia (lentezza dei movimenti) nonch´ gli episodi di freezing, i blocchi motori temporanei.
Si registrano benefici anche a 24 ore dall’erogazione della terapia e, in alcuni pazienti, anche a distanza di cinque giorni.

La sperimentazione ha anche monitorato alcuni parametri cardiovascolari quali la pressione arteriosa e l’attività respiratoria. Anche in questo caso la FMS, che è stata ben tollerata da tutti i pazienti e non ha determinato alcun effetto collaterale rilevabile, appare modificare positivamente il controllo neurovegetativo cardiovascolare aumentando la reattività del cuore agli stimoli esterni.

«I dati presentati dai ricercatori – ha sottolineato Giovanni Albani, neurologo all’Istituto Auxologico Italiano, membro della segreteria scientifica del congresso e del comitato scientifico dell’Associazione Parkinson Italia – aprono nuove prospettive ai pazienti con Parkinson ed ai loro meccanismi di recupero motorio ».

La Stimolazione Meccanica Plantare integra le terapie farmacologiche che il paziente segue sotto sorveglianza del proprio neurologo curante e non influisce con l’ utilizzo di dispositivi medici attivi quali pacemaker o stimolatori DBS.

Le migliori capacità di movimento consentono ai pazienti che rispondono positivamente alle cure di essere più autonomi e di migliorare il tono muscolare e le condizioni generali.

Uno strumento in più per raccogliere la sfida del Parkinson.
«Una sfida che va raccolta. Occorre andare incontro alla malattia con la consapevolezza che la scienza cammina al nostro fianco e procede inesorabilmente», afferma Lucilla Bossi, presidente della Confederazione Parkinson Italia Onlus, l’organizzazione che unisce 24 associazioni di volontariato locali, impegnate in tutta Italia nell’aiuto a pazienti e familiari.

Scarica qui la versione digitale

(fonte: www.ilgiornale.it)

Parkinson, un metodo per migliorare cammino e postura dei pazienti

STIMOLAZIONE PERIFERICA MECCANICA PLANTARE

Parkinson, un metodo per migliorare cammino e postura dei pazienti
È la prima volta che una stimolazione semplicemente meccanica ottiene effetti non raggiunti dal farmaco levodopa

MILANO – Al XII Congresso Nazionale di Parkinson Italia appena concluso a Verbania è stato presentato dalla dottoressa Franca Barbic dell’Istituto Humanitas un rivoluzionario approccio terapeutico per i pazienti affetti da malattia di Parkinson. Tramite una stimolazione meccanica della durata di 6 secondi che si ripete in modo sequenziale per 4 volte effettuata con un dinamometro a punta smussa sull’alluce e sulla prima giunzione metatarsale della pianta del piede migliorano i disturbi del cammino e la postura dei pazienti.

La nuova tecnica si chiama FMS, acronimo di Foot Mechanical Stimulation, cioè stimolazione meccanica plantare.

 

ESPERIMENTO

Per valutarne l’efficacia è stato condotto uno studio confrontando la stimolazione corretta a una stimolazione placebo effettuata su altre aree del piede. Alla valutazione clinica hanno partecipato vari centri della Lombardia e associazioni per il reclutamento dei pazienti: l’Ospedale universitario Bolognini di Seriate e, a Milano, il Laboratorio Divieti per lo Studio dei Disturbi del Movimento del Politecnico, il Centro Parkinson degli Istituti Clinici di Perfezionamento, il Dipartimento di Tecnologie per la Salute dell’Istituto Galeazzi, la Fondazione Maugeri, l’Associazione di Ricerca sulle Neuroscienze e la Fondazione Grigioni per il Morbo di Parkinson. Mentre la stimolazione placebo non ha ottenuto alcun risultato, quella corretta ha aumentato la lunghezza del passo e la velocità del cammino. Inoltre sono diminuiti il tempo di esecuzione del movimento e il numero di passi per compire una rotazione sul posto. È la prima volta che una stimolazione semplicemente meccanica ottiene effetti non raggiunti nemmeno dalla levodopa, il farmaco che da un secolo rappresenta il principale trattamento di questa malattia, ma che poco riesce a fare sui disturbi del cammino.

 

LA MALATTIA

Il neurologo americano Oliver Sacks ha raccontato la scoperta della sua efficacia nel libro «Risvegli» reso famoso dall’omonimo film con Robin Willlians e Robert De Niro che interpretavano rispettivamente il medico e il primo paziente risvegliato dalla catatonica che la pandemia di encefalite letargica provocò dal 1917 al 1924 in migliaia di persone, con un blocco motorio del tutto simile a quello della malattia a cui James Parkinson ha legato il suo nome.

Quando nel 1817 Parkinson l’aveva identificata la chiamò Paralisi Agitante, a sottolineare come, oltre al caratteristico tremore che tutti ricordano, ci sia anche un grave blocco motorio con rigidità dei movimenti che appaiono comunque rallentati (bradicinesia). A scatenare questi disturbi è la compromissione delle cellule nervose produttrici del neurotrasmettitore dopamina che si trovano soprattutto nella cosiddetta “sostanza nera”.

 

IL FARMACO

La levodopa, una dopamina sintetica che sopperisce alla carenza di dopamina naturale, resta, a distanza di quasi un secolo dalla sua scoperta, uno dei capisaldi del trattamento della malattia di Parkinson, seppur con continue migliorie e grazie all’associazione di nuovi farmaci come i dopamino-agonisti il cui principale scopo è comunque sempre quello di risparmiare levodopa.

Si è scoperto infatti che meno se ne usa, più a lungo dura il suo effetto evitando quella sorta di assuefazione farmacologica che ne riduce pian piano l’efficacia ed espone il paziente ai cosidddetti periodi di on/off, cioè acceso/spento in cui improvvisamente si blocca come congelato quasi fosse stato premuto l’interrutore dei movimenti. Il tallone d’achille della levodopa è il mancato controllo dei disturbi del cammino e dell’instabilità posturale che si osservano soprattutto nei parkinsoniani anziani o nelle forme più gravi.

La spiegazione di questo fenomeno è recente: questi sintomi sono dovuti all’alterazione della cosiddetta regione locomotoria mesencefalica composta dal nucleo del peduncolo-pontino e dal nucleo cuneiforme.

 

NICOTINA

La levodopa qui non ha effetto perché queste cellule non usano la dopamina, ma un altro neurotrasmettitore: l’aceticolina. Ciò spiegherebbe le ipotesi che vedono nell’abitudine al fumo un effetto nei confronti del parkinson: la nicotina è infatti notoriamente in grado di agire sui recettori neuronali dell’acetilcolina. Sono allo studio farmaci colinergici che possano agire in maniera specifica sull’aceticolina del nucleo peduncolo-pontino, la zona mesencefalica che vari studi di neurostimolazione cerebale profonda hanno indicato come quella più importante per il controllo del cammino.

Ma intanto, ala luce dei miglioramenti ottenuti con la FMS in questo particolare aspetto della malattia, verrebbe da pensare che dalla periferia cutanea del piede gli stimoli di questo apparecchio vadano a finire proprio in queste aree cerebrali dove si verifica il controllo del cammino.

I prossimi studi ce lo diranno, ma per il momento accontentiamoci di aver trovato un modo semplice ed efficace per risolvere un problema che finora né i farmaci né i complessi trattamenti di neurostimolazione cerebrale profonda avevano risolto.

Cesare Peccarisi

(fonte: www.corriere.it)

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Terapia FMS – per muoversi oltre il Parkinson

FMS: STIMOLAZIONE PLANTARE MECCANICA

La Stimolazione Plantare Meccanica (Terapia FMS) è una innovativa terapia di riabilitazione per pazienti con Parkinson che, nei soggetti che rispondono positivamente, può portare un sensibile miglioramento nella qualità di vita permettendo, in molti casi, di migliorare le capacità motorie e l’autonomia nell’esecuzione delle attività personali quotidiane.

 

FMS: LA TERAPIA RIABILITATIVA

La terapia si basa su una stimolazione meccanica di specifiche aree della superficie plantare dei piedi.

È una terapia riabilitativa che integra e complementa le cure farmacologiche che il paziente segue sotto sorveglianza neurologica.

Durante l’applicazione (durata inferiore ai due minuti) può essere percepito un fastidio nelle zone stimolate.

Non presenta effetti collaterali e non espone al rischio di interferenze con altre terapie o con l’eventuale utilizzo di altri dispositivi, ad esempio pacemaker o stimolatori DBS, ecc.

 

terapia-anti-parkinson

 

FMS: EFFICIACIA DI FACILE VERIFICA

La terapia FMS, nei pazienti idonei, consente di ottenere apprezzabili miglioramenti nella velocità di deambulazione e nella lunghezza dei passi, a tutto vantaggio dell’equilibrio e della postura.

In questi pazienti, inoltre, la stimolazioneconsente di ridurre la bradicinesia (lentezza dei movimenti) e gli episodi di freezing.

 

FMS: PRIMA E DOPO – VIDEO

httpv://www.youtube.com/watch?v=Nk33_aRQ1uM

 

FMS: SOLO IN CENTRI SPECIALIZZATI

Informazioni sulla FMS si possono trovare presso i Centri Specializzati Convenzionati, dove il personale è in grado di valutare l’idoneità dei pazienti, di applicare la terapia e di proporre percorsi di riabilitazione attiva.

 

Il CENTRO MEDICO RIMEDICAL è a disposizione per fornire dettagliate informazioni sulla Stimolazione Plantare Meccanica.

Per prenotare una visita telefonare in segreteria al numero 0541/199 99 09 negli orari di apertura del Centro oppure scrivere a info@rimedical.it

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