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L’educazione come prevenzione dell’intolleranza alimentare.

Le cause dell’intolleranza alimentare

In questi anni si parla molto della intolleranza alimentare, definita spesso a ragione la causa di numerosi disturbi intestinali o extra intestinali, ma senza sapere davvero di cosa si tratti.

Tali disturbi sono legati ad alterazioni transitorie e reversibili, scatenate da reazioni immunitarie che coinvolgono le immunoglobuline di tipo G (al contrario delle allergie, che coinvolgono le IgE).

Sono state ipotizzate diverse cause alla base dell’eziologia dell’intolleranza alimentare, sebbene un ruolo preponderante è dato, come in molte patologie dallo stile di vita, dalla epigenetica e dall’ambiente.

Infatti i fattori esogeni a cui oggi molti di noi sono sottoposti nella quotidianità sembrano essere determinanti nello sviluppo di tali fenomeni.

Tra questi ricordiamo sicuramente l’inquinamento, la vita frenetica, la cattiva respirazione, la bassa ossigenazione, le difficoltà respiratorie (legate ad ansia, stress, depressione e alterazioni che coinvolgono la respirazione diaframmatica), la sedentarietà, la bassa qualità del sonno e non ultima la cattiva alimentazione.

In realtà parlare di buona o cattiva alimentazione è molto difficile, soprattutto in tempi nei quali comunicare la scienza e i risultati degli studi scientifici sembra essere davvero una impresa ardua.

Questo perché ci troviamo in una società nella quale esiste una babele di informazioni, spesso pilotate da frange pseudoscientifiche che alimentano la disinformazione e il terrorismo alimentare.

Sicuramente avere una alimentazione monotona e ripetitiva aiuta a sviluppare intolleranze alimentari dovute all’accumulo di sostante verso cui l’organismo crea reazioni infiammatorie.

Come anche mangiare cibo di bassa qualità, senza conoscerne la provenienza, il modo in cui sono state prodotte determinate derrate alimentari e mangiando senza criterio, ad esempio con una corretta masticazione.

Come ben sappiamo infatti, la digestione inizia dalla bocca, grazie alla presenza di enzimi capaci di digerire il cibo che mangiamo ogni giorno. Oppure grazie ad essa è possibile spezzare le fibre contenute nelle verdure, nella frutta e nei cereali, permettendo di digerirli senza problemi e senza creare una aumentata permeabilità intestinale.

L’educazione e la prevenzione dell’intolleranza alimentare

Uno degli obiettivi principali dell’educazione alimentare sarebbe far comprendere bene la differenza tra mangiare e nutrirsi.

Oggi non abbiamo bisogno di mangiare molti cibi, ma dobbiamo orientarci soprattutto verso una alimentazione cellulare, capace di fornirci i nutrienti necessari, come la scienza ha ormai chiaramente dimostrato.

In un mondo che vive di ricchezza e malattie legate alla iperalimentazione è paradossale che ci sia ancora chi dice di mangiare un po’ di tutto.

Perché la scienza ha dimostrato che è possibile seguire anche delle alimentazioni privative o restrittive quando seguite dagli esperti, come avviene per motivi etici o religiosi, ma ha dimostrato anche che vi sono alimenti utili e altri dannosi (contenenti all’interno antinutrienti e sostanze tossiche per l’uomo).

Del resto siamo in continua evoluzione. E la tanto decantata dieta mediterranea non è mai esistita come entità unica. Soprattutto perché in quel tempo le persone erano denutrite e avevano una aspettativa di vita bassa.

Oggi l’aspettativa di vita è molto elevata, grazie al miglioramento delle tecnologie, alla scoperta di strumenti quali il frigorifero e il congelatore, al miglioramento della sicurezza alimentare, ma si sta riducendo la qualità della vita e l’aspettativa di vita in salute, a causa di numerosi nostri comportamenti, compresa una cattiva alimentazione.
E teniamo presente che un corretto comportamento alimentare inizia fin da una buona spesa. Se abbiamo dentro casa cibo scadente, mangeremo quello.

Sta a noi scegliere: curarci con i farmaci o fare prevenzione con cibo e stile di vita. Naturalmente da soli è molto difficili saper fare queste scelte.

Per questo è importante rivolgersi agli esperti che possano guidarci nella quotidianità, insegnandoci cosa è davvero una corretta alimentazione.

Saper ruotare gli alimenti, fare i giusti abbinamenti, saper gestire le porzioni è fondamentale per ottenere lo stato di salute.

A questo è poi importante aggiungere piccole regole di vita, come la riduzione della sedentarietà, il prendersi il proprio tempo e soprattutto cercare di ridurre il proprio stress.

Solo così sarà possibile riuscire ad allontanare le problematiche che attanagliano la nostra società.

Avere delle intolleranze alimentari, senza saperle diagnosticare con certezza e senza saperle davvero curare con una alimentazione mirata, significa cronicizzare i sintomi. A volte ci abituiamo ad avere tali reazioni, abbassando notevolmente la qualità della vita.

Fonte: http://www.natrixlab.it/

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Dieta sbagliata altera per sempre l’ecosistema intestinale

Nell’intestino alberga un’abbondante flora batterica in buona parte costituita da batteri ‘buoni’ che controllano le molteplici funzioni intestinali e per la parte restante da batteri ‘cattivi’ che possono arrivare a danneggiare l’equilibrio delicato dell’ecoambiente intestinale. La cattiva notizia è che molte delle specie di batteri ‘buoni’ che colonizzano l’intestino appaiono, oggi, in via di estinzione a causa della dieta sbagliata seguita nel mondo occidentale negli ultimi decenni.

Questo è quanto dimostra uno studio delle università di Stanford, Harvard e Princeton pubblicato sulla rivista Nature secondo cui, anche tornando ad un’alimentazione più corretta, è impossibile ripristinare le specie perdute. Il cosiddetto ‘microbioma intestinale’, spiegano gli autori, contribuisce a regolare diverse funzioni dell’organismo, compreso il buon funzionamento del sistema immunitario. Studi sul campo hanno dimostrato che nelle popolazioni di cacciatori-raccoglitori moderni c’è il 30% in più di specie rispetto a chi segue la dieta occidentale e questo potrebbe essere alla base del fatto che in queste popolazioni non ci sono allergie. A causare l’impoverimento è soprattutto l’abbandono di diete ricche di fibre in favore di carboidrati semplici e grassi.

I ricercatori hanno simulato il processo nei topi da laboratorio, sottoponendoli ad una dieta povera di fibre. Così si è visto che non solo nelle cavie il microbioma risultava impoverito, con il 60% delle specie presenti che ha visto un dimezzamento della popolazione, ma anche nella prole non erano presenti tutte le specie.

Il fenomeno rilevato, scrivono gli esperti, risulta irreversibile e anche il ritorno a una dieta ‘favorevole’ non ripristina la composizione originaria. “Questo è un ecosistema complesso, ed difficile predire quale sarà l’effetto di una perdita della biodiversità così grande – afferma Erica Sonnenburg, l’autore principale – ma è probabile che queste estinzioni avranno dei grandi effetti”.

Fonte: http://www.nutrieprevieni.it/

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Il cibo e i bambini – Dott.ssa Cecilia Scalabrino

IL CIBO E I BAMBINI

Dott.ssa Cecilia Scalabrino – Biologa Nutrizionista

bambini-e-verdure

Il rapporto tra il cibo e i bambini è spesso difficile e a farne le spese sono, ahimè!, le mamme e le nonne che, nonostante trucchi e stratagemmi, ne escono il più delle volte sconfitte su tutta la linea! In questo articolo scopriremo insieme alcune strategie nuove e cercheremo di capire cosa c’è di vero nelle nostre convinzioni.

I bambini in cucina

Allo scopo di avvicinarli al cibo, è utile coinvolgere i bambini prima possibile nella preparazione dei pasti, invitandoli a partecipare o lasciandoli andare e venire dalla cucina a piacimento. Intorno ai tre anni si può già proporre loro un giorno fisso a settimana in cui cucinare con i genitori, cosa che soddisferà la loro necessità di sentirsi utili e importanti per la famiglia. È essenziale però che la cucina non diventi un dovere, ma una delle tante occasioni per stare insieme e collaborare con un adulto, il quale deve assumere il ruolo di guida, creare uno spazio, coinvolgere il bambino evitando di far diventare il tutto un qualcosa centrato su di lui. I bambini vanno coinvolti in un progetto, non essere il progetto!

Bambini schizzinosi

Le papille gustative dei bambini sono molto sensibili; perdono sensibilità con l’età è l’esperienza. Sapori che noi non percepiamo possono dominare l’esperienza sensoriale del bambino. Le papille devono essere educate. È importante non caricare di aspettative negative e ansia il rapporto madre-figlio-cibo nel momento in cui la preferenza vada verso un ventaglio ristretto di alimenti. Se infatti i genitori continuano a decantare la bontà di un cibo che il bambino non gradisce, egli si troverà a dover scegliere tra la descrizione del genitore e la sua stessa esperienza, sentendosi insicuro e frustrato.

Può essere quindi utile mostrare interesse per i suoi gusti con proposte del tipo:

  • Questi sono broccoli. A me piacciono, vorrei sapere come li trovi tu.
  • Oggi il riso è giallo perché ci ho messo il curry. Cosa ne pensi?
  • Questa è pasta integrale. Alla mamma piace di più, mentre papà preferisce quella normale. Tu cosa ne pensi?
  • Questo non ti piace? Prova a spiegarmi perché.

Questo atteggiamento spingerà il bambino ad assaggiare i cibi per poter esprimere il proprio giudizio.

Mio figlio vuole mangiare sempre la stessa cosa

Il cibo è prima di tutto cura e accudimento. Rivolgersi a piatti di sicuro gradimento protegge il bambino dal senso di insicurezza e inadeguatezza che può derivare dal fatto che a mensa si sia trovato davanti 3 o 4 pasti di fila che prevedevano cibi non graditi, facendolo sentire solo e abbandonato. Altro caso è quello del bambino che vive tensioni che lo fanno sentire insicuro, anche se non né è direttamente coinvolto. Il piatto preferito diventa il simbolo di cura e amore per lui più a portata di mano. A volte è importante capire le origini del fenomeno, a volte no. È importante però che i genitori si domandino alcune cose:

  • Si rischiano carenze nutrizionali? Se si, si può aggiungere qualcosa al piatto preferito?
  • Siamo convinti di poter aspettare che la cosa passi da sola? Se decidiamo di porre fine alla situazione, come possiamo fare in modo che il bambino non si senta inadeguato?

È importante che il comportamento che si decide di assumere sia autentico e che ci si mostri coerente con la propria scelta. Se invece è frutto di strategie, manda il bambino in confusione e lo fa sentire inadeguato. Per questo è bene definire delle regole, comunicando al bambino la decisione presa e assumendosene la responsabilità, con gentilezza ma anche fermezza.

Aiuto, mio figlio non mangia

Spesso i genitori esagerano in questa percezione. L’importante è che il bambino cresca, si sviluppi normalmente e conservi la gioia di vivere. E’ importante ascoltare i pareri degli insegnanti, di amici e familiari e tenere conto di cosa mangia quando è fuori casa. Se mangia più volentieri altrove, cercate di capire il perché.

Spesso poi l’appetito dei bambini subisce oscillazioni: ci sono periodi in cui consumano più energie e hanno più appetito, periodi in cui ne hanno meno. Un bambino difficilmente muore di fame! Il discorso è diverso per gli adolescenti, con i quali bisogna stare in guardia. In ogni caso non mettere mai l’attenzione sull’esigenza di mangiare di più.

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Mio figlio non mangia la verdura

È possibile che il bambino non gradisca alcuni sapori e quindi rifiuti le verdure. Di solito sono cucinate troppo: i bambini preferiscono le cose croccanti e colorate, quindi meglio le verdure crude o saltate che quelle strabollite. I bambini, poi, hanno un forte gusto estetico e, come gli adulti, mangiano anche con gli occhi: spesso basta che guardino un piatto per decidere se gli piacerà o meno! Giocare con i colori e le forme per confezionare piatti “simpatici” può essere di grande aiuto. In ogni caso è bene non fare dell’argomento la discussione principale di ogni pasto: il rifiuto diventa un problema solo se i genitori lo fanno diventare tale. Niente sotterfugi per fargli mangiare le verdure “di nascosto”, niente elogi e tentativi di convincimento: a volte occorrono mesi o anni (un recente articolo su “Le Scienze” evidenzia come un cibo debba essere proposto in media una decina di volte prima che il bambino lo accetti!). Chiarire invece con il bambino il proprio punto di vista, con fermezza e gentilezza e porsi da esempio consumando verdure ad ogni pasto. In alcuni casi è bene valutare se il bambino sta andando incontro a carenze.

Fast food e junk food

I bambini ne vanno matti non solo perchè questi alimenti creano una vera e propria dipendenza fisica, ma anche perchè spesso le catene che li commercializzano adottano sistemi di ricompensa (giochi, pupazzi) che fidelizza il bambino, più vulnerabile rispetto questi meccanismi di marketing. I genitori devono dunque formulare regole che siano chiare e precise a riguardo, ma anche realistiche (nulla va demonizzato). Il junk food dovrebbe essere un’eccezione, ma non un premio. Stabilendo restrizioni non si priva il bambino di nulla di importante dal punto di vista nutrizionale né psicologico. Si esercita semplicemente il proprio potere e la propria responsabilità. Si tratta dei loro primi 12-14 anni di una vita che sarà piena di avvenimenti!

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