Longevity non è una flebo né un integratore. Cosa dice l’evidenza, da dove si parte e cosa aspettarsi. A Rimini.

Settembre è il mese delle ripartenze, e da qualche anno la parola che compare più spesso nei propositi di rientro è longevity. Il problema è che intorno a questo termine si è costruito un mercato che promette molto e misura poco, e distinguere le due cose è diventato difficile anche per chi è in buona fede.

Vale la pena mettere in ordine di cosa si sta parlando.

Healthspan, non lifespan

La medicina della longevità non punta a “vivere per sempre”. L’obiettivo è estendere gli anni vissuti in buona salute, cioè l’healthspan, non semplicemente la durata della vita.

La distinzione è concreta. Negli ultimi decenni l’aspettativa di vita è cresciuta più rapidamente degli anni vissuti senza malattia: si vive più a lungo, ma una parte crescente di quel tempo si trascorre con patologie croniche. La medicina della longevità lavora su quella distanza, cercando di prevenire le malattie legate all’età, cardiovascolari, metaboliche e neurodegenerative, prima che si manifestino.

Non è una specializzazione medica: è un approccio che mette insieme medicina interna, endocrinologia, nutrizione, medicina dello sport e medicina rigenerativa attorno allo stesso obiettivo.

I pilastri, che vengono prima di tutto

Questa è la parte che il marketing salta, ed è quella con le evidenze più solide. I fattori con l’impatto dimostrato più forte sulla longevità sono noti da tempo e non sono in vendita:

  • Attività fisica regolare, con allenamento di forza affiancato all’attività aerobica
  • Alimentazione equilibrata, varia, ricca di vegetali, con controllo dell’apporto calorico
  • Sonno di qualità, sette-nove ore, che è il momento in cui avvengono i processi di riparazione
  • Gestione dello stress, perché lo stress cronico accelera i processi di invecchiamento
  • Non fumare e limitare l’alcol
  • Relazioni e stimoli cognitivi, il cui peso sulla longevità è largamente sottovalutato

Qualsiasi trattamento si collochi sopra questa base è un complemento. Chi propone una scorciatoia che sostituisce i pilastri sta vendendo qualcosa, e la letteratura non lo sostiene.

Si comincia misurando

Il punto di partenza di un percorso serio non è un trattamento: è una fotografia dello stato di salute. Una valutazione medica accompagnata da esami consente di sapere dove si è, non dove ci si crede.

Nella pratica significa un quadro di base che comprende emocromo e assetto marziale, glicemia ed emoglobina glicata, profilo lipidico, funzionalità epatica e renale, funzione tiroidea, vitamina D e vitamina B12, a cui il medico aggiunge ciò che il singolo caso richiede.

Questo passaggio ha due effetti utili. Il primo è che rende misurabile il percorso: senza un punto di partenza non si può sapere se qualcosa sta funzionando. Il secondo è che spesso cambia la direzione: una stanchezza attribuita all’età può risultare un’anemia, una tiroide o un disturbo del sonno, e nessuna di queste cose si tratta con un trattamento di supporto.

Chi vuole partire da qui, al Poliambulatorio Rimedical il punto prelievi è aperto dal lunedì al sabato dalle 7:30 alle 10:30 senza prenotazione.

I trattamenti, e il loro livello di evidenza

Il Centro di Medicina della Longevità Rimedical propone quattro trattamenti. Ognuno ha un razionale proprio e un livello di prova diverso, e ciascuna pagina lo dichiara apertamente.

IV therapy. Infusioni di vitamine, minerali e antiossidanti. Ha senso in presenza di carenze documentate o condizioni cliniche specifiche; in una persona sana e ben alimentata i benefici a scopo benessere non sono dimostrati in modo solido. È il trattamento su cui circolano più promesse improprie, a partire dall’effetto “detox”, che non ha riscontro.

Ozonoterapia sistemica. La grande autoemoinfusione, con un razionale legato allo stress ossidativo e all’ossigenazione tissutale. Le evidenze disponibili sono di grado B e C: significa che esistono, ma non hanno la solidità di una raccomandazione forte, e dichiararlo è parte del modo corretto di proporla.

Fotobiomodulazione. Luce rossa e infrarossa che agisce sull’attività mitocondriale, con applicazioni su recupero, dolore e pelle. Le evidenze non sono uniformi fra le indicazioni: alcune sono consolidate, altre sono ancora in valutazione.

Ormoni bioidentici. Ottimizzazione ormonale con molecole strutturalmente identiche a quelle prodotte dall’organismo, indicata in presenza di squilibri o carenze documentate e sotto stretto controllo medico. È un atto medico a tutti gli effetti, non un integratore.

A chi si rivolge

Il percorso interessa in genere chi vuole prevenire attivamente le patologie legate all’età, chi ha fattori di rischio o carenze documentate da gestire, chi pratica sport e cerca supporto al recupero, e chi attraversa fasi di transizione come menopausa e andropausa e vuole affrontarle in modo consapevole.

In tutti questi casi il punto di partenza è lo stesso: la valutazione medica. È lì che si stabilisce cosa serve davvero, e capita spesso che la richiesta iniziale e il percorso più adatto non coincidano.

Dove, in provincia di Rimini

Il Centro di Medicina della Longevità del Poliambulatorio Rimedical è in Via Europa 8 a Santarcangelo di Romagna, a pochi minuti da Rimini e raggiungibile da Riccione, Bellaria, Cattolica e Cesena. Tutti i trattamenti si eseguono in ambiente sanitario, con valutazione preliminare di indicazioni e controindicazioni, e con punto prelievi interno alla struttura.

Domande frequenti

La medicina della longevità fa vivere più a lungo?

L’obiettivo non è allungare la vita in sé, ma estendere gli anni vissuti in buona salute. I fattori con l’impatto più dimostrato restano attività fisica, alimentazione, sonno e gestione dello stress. I trattamenti si aggiungono a questa base e non la sostituiscono.

Da dove si comincia?

Da una valutazione medica accompagnata da esami. Serve a fotografare lo stato di salute attuale, a rendere misurabile il percorso e, in diversi casi, a indirizzare verso un problema specifico che non era stato riconosciuto.

I trattamenti longevity sono dimostrati scientificamente?

Dipende dal trattamento, e la risposta onesta è che il livello di prova non è uniforme. Alcuni hanno basi più solide, altri sono promettenti ma ancora in studio, altri ancora sono soltanto suggestivi. Ogni pagina dedicata dichiara il livello di evidenza della procedura che descrive.

Serve un integratore o una flebo per iniziare?

No, e questa è la parte controintuitiva. Se non c’è una carenza documentata, la supplementazione non ha benefici dimostrati in modo solido. Prima si misura, poi si decide: l’ordine inverso è il motivo per cui molte persone spendono senza risultato.

È un percorso solo per chi ha superato una certa età?

No. La prevenzione attiva ha più valore quanto più è precoce, perché agisce sui fattori di rischio prima che producano danno. Detto questo, non esiste un’età in cui sia troppo tardi per intervenire sui pilastri.

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